In salita e in discesa, in bici e non solo...

Istria segreta: storia e divertimento
La tradizionale apertura novembrina dell’osmiza di Kubed è la prima fonte di ispirazione per il giro odierno. Il secondo input è dato dalla gita effettuata nel 2018.https://mib-trieste.it/2018/10/torri-cascate-posti-da-favola-e-di-fate/
Rispetto a sette anni fa abbiamo la possibilità di attraversare il confine sloveno/croato senza patemi ed è una opportunità che ci permetterà alternative piene di sorprese e stupore.
La partenza dal paese di Gracisce avviene in un’aria tersa e particolarmente frizzante. Man mano che ci si alza di livello il sole e la salita cominciano lentamente a riscaldarci. Per qualcuno invece è già l’ora del freddo eterno.

Raggiunta Belvedur con sterrata deviazione, facciamo sosta nei pressi della gostilna già battezzata negli anni che furono. Regno del tartufo e dell’indolenza felina.

Viriamo verso Topolovec e la sua agorà affacciata sulla valle della Dragogna.


Risaliamo verso Hrvoji ed il suo alto campanile. Dopo il corso di presciistica di Gustavo Ucio siamo pronti a sconfinare in Croazia.

E dal girovagare in ambienti totalmente solitari ci ritroviamo nel bel mezzo di una commemorazione storica internazionale. A ricordare la battaglia di Kuciberg del 1944 sono presenti tantissime persone e autorità, memoria condivisa da tenere sempre bene accesa.

Ma basta solo qualche giro di pedale per immergerci negli spazi isolati e panoramici di Dugo Brdo.

Dove a farla da padrone è stavolta l’indolenza canina.


Ma se a Dugo Brdo si percepisce la solitudine di vita contadina a Vergnacco si respira la storia di terre abbandonate. Il paese fantasma è disabitato da 70 anni, ovvero dal periodo dell’esodo istriano. I resti ancora in piedi mangiati dal bosco rendono eterna testimonianza.


Proseguiamo al cospetto di splendide centenarie presenze, sicure custodi di inconfessabili segreti.

Anche l’archeologia industriale trasuda storia. Una cava abbandonata ha sempre il suo fascino, lascia addosso sensazioni di lavoro arcigno e sentore di vita vissuta. Ecco, quel sentore. Per meglio dire… quell’odore…


E cosa ha previsto madre natura per togliere l’odore? No! Non il deodorante, ma l’acqua, tanta acqua. Che è quella che troviamo in abbondanza alla cascata di Butori.

Pronti ad affrontare un tuffo fuori stagione.

Ci imbattiamo in un’attrazione naturale dietro l’altra. Il nostro pedalare diventa un puro atto meccanico volto a congiungerle. E’ finalmente l’ora dell’Istarska pustinja, è l’ora di fare i saltimbanchi sui calanchi.


La particolare conformazione del terreno l’avevamo già vista altrove nel tempo, ma mai in maniera così estesa e continua. Ci perdiamo in questo pump truck naturale felici come bambini, la ricerca di linee più o meno azzardate diventa sfida e divertimento.

Cominciano a sentirsi i primi languorini, ma non è ancora il tempo di mangiare. Dobbiamo chiudere il ferro di cavallo e ripuntare verso il confine sloveno. Nel paese di Cepich ci addentriamo verso la palestra di roccia e procediamo nella lunga linea piatta che ci riporta in Slovenia ad intercettare l’impegnativa salita verso Abitanti.

Dove stavolta non troveremo fate eleganti e nemmeno la possibilità di riempire gli stomaci brontolanti. In fondo lo zaino qualcuno cerca l’ultima merendina, qualcun altro l’ultima camera d’aria. Tutto come da tradizione: se la malga dà buca Loden buca, se la gostilna dà buca Loden buca.
Proseguiamo l’avventura scegliendo una sottile striscia d’asfalto verso la strada del ritorno, la velocità in discesa rischia di farci perdere un appuntamento irrinunciabile. “Aaaalt!! Deviazione per le torri!”
Ci infiliamo nel bosco per abbandonare le bici dopo qualche centinaio di metri e proseguire a piedi. I resti ben conservati di due torri medioevali sono nascoste all’occhio più distratto ma non a quello dei MIB esploratori che con passo deciso raggiungono i ben conservati avamposti di difesa.


Il successivo asfalto e quindi sterrato ci conducono a Socerga. La rampa che sale alla Chiesa e al soprastante altopiano acuiscono la crisi di fame del Prof. Una barretta fra i denti ed una mano in schiena sono salvifiche per superarla.
E a proposito di sorpassi, ciclisti ignoranti si sfidano a duello nella successiva linea di cresta e nella ghiaiosa discesa sterrata verso la conclusione del giro. Il tempo passa, l’insano spirito rimane.
Integri, soddisfatti, felici. Abbiamo consumato energie fisiche, abbiamo immagazzinato energie mentali. Andiamo a reintegrare, ce lo siamo meritato.

