Cinque cime ed un machete


Tempi incerti: quante possibilità avremo di sconfinare in Slovenia nei prossimi mesi? Speriamo tante, temiamo poche, nel frattempo è il caso di approfittarne.
Tempo incerto: sole, sole, sole. Così recitava il meteo senza ombra di smentita, fino a metà giornata però l’astro giallo si farà vedere molto timidamente. Il cambio di dress code ci accompagnerà per tutto il giro.

Cinci ed Icefoot pedalano da casa al ritrovo presso il confine di Pese. Con Ichea, Spargel e Zar formano una cinquina che prende la direzione di Klanec, famosa per il tiglio secolare ed il cinema all’aperto.

Asfalto per Presnica, sterratone per Podgorje. Sole che va, sole che viene, tepore e brividi. Cava, metti, cava, metti…

La tappa di trasferimento è conclusa, alla base di partenza del sentiero per il Kojnik facciamo sosta merenda. Seguendo la carrareccia comincia la costante salita verso la prima vetta. Ci siamo infatti posti l’obiettivo di toccare almeno cinque delle cime che sovrastano questa fantastica parte della Ciceria slovena.

Come consuetudine ci si aspetta a tutti i bivi fino a quando fuori dal bosco si apre una ampia visione sul dirimpettaio Slavnik. Giusto qualche centinaio di metri ci separano dalla prima croce.
Cinci parte veloce in avanscoperta, tra i pini mughi Ichea guida gli altri tre.
Panico a qualche decina di metri dalla cima! Da un mugo salta fuori all’improvviso un energumeno con la panza all’aria e con un machete in mano. Lo stretto sentiero è bloccato. Il primo istinto ci porta a guardare dove siano sparsi i pezzi di Cinci. Il tipo squadra Ichea dalla testa ai piedi, urla e bofonchia parole che non capiamo. Ma fa intendere che con la bici non si passa. Icefoot non perde la testa e prende in mano la situazione.
Si pianta in mezzo tra la Principessa e l’Orco e con fare ammiccante gli sussurra all’orecchio:
“Noi dare bella ragazza a te, tu fare passare noi altri tre!”
“Io non vuole ragazza!! Io vuole uomo con baffi!!”
“Nema problema amico!! Affare fatto!! Addio Spargel, è stato un piacere averti conosciuto”.

Filiamo velocissimi in punta al Kojnik, troviamo Cinci e tutti i suoi arti posizionati a norma.
Dopo qualche minuto arriva incredibilmente Spargel, trafelato ma con un sorriso vincente: “ho tramortito il tipo con i cavi della batteria!”.

Dopo l’adrenalica esperienza troviamo il coraggio di tornare sui nostri passi per puntare verso il Golic. Non abbiamo alternative.

Tutto fila liscio e, chi per la prima volta, chi per l’ennesima, ci apprestiamo a godere della bellezza spettacolare dell’altopiano.

Fuori concorso l’elettrico vince la conquista della cima e nonostante un terreno perfettamente grippante un bello sburtan fino al cucuzzolo è la norma per i battery free.

Ci fermiamo, assaporiamo, ci rilassiamo. Giochiamo a “indovinailuoghi”. Oggi da quassù si vede tutto a 360°, Trieste e neve del Nevoso compresa.

E si vede anche Mr. Machete che a passi da gigante raggiunge il Golic in men che non si dica. Adesso sembra essere più conciliante anche se urla qualcosa nell’orecchio di Spargel che risponde sorridendo facendo di sì con la testa. Chissà cosa sarà successo prima veramente…
Decidiamo comunque che è ora di levar le tende. Nella fretta però ci dimentichiamo la foto programmata, torniamo di soppiatto tenendoci a debita distanza.

Fatto un Golic ce ne facciamo un altro. Nei pressi del Golic890 tocca ad un terzo MIB avere l’onere e l’onore di certificare la conquista. “L’urlo di Zar terrorizza anche l’Occidente”… ma anche l’Oriente, Istria e Quarnero compresi. Oltrechè un gruppo di gitanti triestini con i cani al seguito che cominciano a ululare di paura.

Proseguiamo verso lo Stargate e le prossime due cime programmate, sempre stando attenti a non sconfinare in Croazia. Siamo tranquilli perchè sicuri di trovare il filo spinato che delimita i due Stati, ma la ricerca risulterà vana.
Ai bivi controlliamo e proseguiamo imperterriti.

Ad un certo punto altro checkpoint. Icefoot pensa che abbiamo varcato la soglia, Cinci e Spargel eroicamente proseguono alla ricerca di tracce che confermino o meno questa ipotesi. L’agitazione cresce, la paura di poter rivedere i nostri amici solo in una fredda e buia cella di Zagabria si fa sempre più probabile. La tensione è palpabile, si potrebbe tagliare l’aria con un machete. Non si sente volare una mosca, solo galline…

Ed invece è proprio avanti che dobbiamo andare, siamo a cavallo del bordo di confine. La ricerca del punto di stacco ci porta su una labile traccetta quasi incalpestatata che ci fa fiondare verso lo Stargate alle pendici del Kavcic.

Ed il Kavcic entra di diritto nel trittico, con Ostric e Golic, delle salite non pedalabili integralmente. Almeno per noi umani, non per il folletto di Fossalon che è ovviamente sempre fuori concorso. Saliamo spingendo, la Ciceria croata fa intravedere il paesino di Brest punto di partenza del nostro ultimo giro pre Covid alla conquista del Planik. Prima o poi tireremo la famosa linea diretta che ci porterà in cima all’Ucka.

Cinci suggella la quarta conquista.

Ci accomodiamo nel balcone sottostante a consumare un frugale pasto, a riposarci, a respirare gioia. Allungando bene lo sguardo scorgiamo un pezzettino di Cherso che spunta dietro il fiordo di Plomin. Tunz,tunz,tunz… la playlist ricomincia a girare.

Alziamo le chiappe! E’ ora di prepararsi a scendere per salire sul Lipnik. Cava, metti, cava, metti…
E chiudere un fantastico semicerchio con l’ultima cima che, nonostante la sensazione, non è nemmeno la più bassa delle cinque. Su una traccia filante ma talvolta insidiosa si abbraccia con lo sguardo tutto il percorso fatto fino a qui in questo anfiteatro naturale.

Tocca inevitabilmente ad Ichea mettere il timbro sull’ultima croce di ferro.

Quindi missione ed obiettivi raggiunti, ma il divertimento non finisce mica qui. La marcia di rientro prevede in primis di scendere dal Lipnik. Ciò avviene tra roccette e balze, attraverso un panoramico e pietroso sentiero che ha l’unico difetto di essere troppo corto. Tecnica ed attenzione fanno da supporto, a mali estremi si scende di sella. L’indicatore indica da dove a dove.

La discesa che porta a Sassetto è prima erbosa, poi sassosa. E’ una goduria che invita a correre e presi dall’entusiasmo si rischia di saltare un punto panoramico dove lasciare traccia del proprio passaggio.

In ripartenza la “sassosità” è ancora più accentuata: “Cinci! Molla tutto!!”, che figata.
Tutti felici, tutti appagati, non tutti consci che bisogna risalire. Icefoot rassicura: “tranquillo Zar, dopo spiana”.
In effetti non è cosi tragica, si sale a strappi, modello scale e corridoio.
Si svelano nuove opportunità di sosta: la prima per scoprire una pista da sci con relativo box panoramico per la stampa…

… la seconda per riscoprire Brezec con le sue viuzze tappezzate di erba.

Siamo a metà pomeriggio, ancora tre ore scarse di luce. Risbuchiamo nella piana di Podgorje, incrociando le dita andiamo in cerca di fortuna. Saremo premiati. La gostilna in centro paese è aperta e darà ristoro a quattro viandanti. Quattro e non cinque perchè Zar, seppure molto tentato, sentenzia che per lui è l’ora del rientro. Grazie della compagnia e di non aver mollato prima come inizialmente pensavi, ti saresti perso un giro stupendo. Questo è quello che invece ti sei perso a tavola…

Tavolazzo in legno all’aperto, distanziamento rispettato (siamo soli), porcini buonissimi, ravioli e gnocchi di casa, pane con cipolla, ridistanziamento, birra, caffè, grappe e grasse risate.
Ichea barcolla ma non crolla quando si rende conto che parcheggiata a pochi metri c’è la sua bici e non la sua macchina. E’ tutta una questione mentale, come fare 42 km di corsa su un tapis roulant.

Lo sterrato verso Presnica scorre sotto le nostre ruote, l’alcol evapora, le membra si riscaldano, la luce cala, le ombre si allungano.

Il rientro nell’oscurità a Pese rende ancora più suggestivo questo ulteriore NAR dilatato, altra chicca da incorniciare in questo 2020 sempre più prolifico.


Total distance: 49.37 km
Max elevation: 903 m
Total climbing: 1257 m
Total time: 09:26:45
Download file: 2020-10-18-Cinque_cime.gpx

Tutte le foto di questa uscita le trovate nel nostro album su Google Foto

Immagine predefinita
Icefoot

Un commento

  1. Che foto! Che racconto! …Che ricordi….di un magico luogo ad un tiro di schioppo.

    PS: tra tutte, c’è una sola foto sgranata e scialba….da che cellulare sarà uscita?

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