Weekend a San “Tito” di Cadore

Era da molto tempo che il nostro socio Tito spronava i MIB ad organizzare un’uscita mtb nelle zone di sua competenza. L’occasione finalmente è arrivata, sarà ricordata come una duegiorni molto, molto divertente.

AVVERTENZA: come al solito, ma più del solito, alcuni aneddoti e situazioni raccontate in questo resoconto saranno interpretabili solo dai partecipanti, in qualche caso nemmeno da loro.

ANTEFATTO: negli ultimi tempi si è consolidato un gruppetto di MIB partecipante alle uscite superNAR. Anche in questa occasione il copione si ripete: da una parte gli “elettrici” S.U.V. di Spargel, Ucio e Vaivai; dall’altra gli “svantaggiati”, alla spasmodica ricerca di una “I” per finire di costruire quanto prima la B.I.C.I. Sabato mattina, passando in zona Villesse, l’illuminazione. Roberta si trasforma in Ichea, la duegiorni può ufficialmente iniziare!

PRIMO GIORNO: TOUR CIRCOLARE SAN VITO DI CADORE – FORCELLA AMBRIZZOLA

Sabato mattina, splendida limpida giornata al cospetto delle Dolomiti. Tito e famiglia accompagnano sette scalpitanti MIB sulla ciclabile che porta verso Cortina.

L’aria frizzante e pungente è subito un ricordo, il sole ci mette poco a farla da padrone. Nathalie e Denise sono due super ragazzine allenate e già avvezze ad andare in bicicletta. Il saliscendi che affrontiamo nel bosco è pane per i loro denti.

Dopo 10 chilometri arriviamo al laghetto Pianozes, suggestiva collocazione posta all’inizio delle fatiche che ci accingeremo ad affrontare.

Nel frattempo, mimetizzata su una panchina con il suo accompagnatore, la ragazza 303 osserva da lontano le nostre mosse, pronta a pedalare ad un nostro accenno di ripartenza. E’ dallo start dall’albergo che in una specie di elastico pedaliamo assieme.

E’ ora quindi di salutare Sabrina e le “cocolissime” mulete in bici, tostissime pedalatrici proiettate in un futuro orangeMIB.

Ci si specchia al cospetto del lago di sotto, 900 metri di dislivello ci attendono per raggiungere il lago di sopra.

La salita è asfaltata, le pendenze sono elevate ma niente a che vedere con ciò che si paleserà più in alto. Bussola e Cinci sono attratti dal rumore dell’acqua, una piccola deviazione sarà utile per rinfrescare le loro chiome.

Come al solito salendo ci si sfila, ognuno tenendo il proprio ritmo, per poi ricompattarsi tra noi e la 303. Il ricongiungimento a Malga Federa sarà decisamente diverso dagli abituali standard. Quando si esce dal bosco ci si riempie di bellezza della conca ampezzana.

Luogo splendido, panoramico, esaltato ancora di più dall’estate settembrina. Stringere amicizia con i propri simili è esercizio facile e naturale.

E talvolta l’amicizia può sfociare in qualcosa di più, soprattutto quando brucia l’ardore e la passione. Arriva la ragazza 303, stanca ma felice. Abbandona la bici, si sfila lo zaino, lo lancia a terra, ignora il suo compagno, corre tra le braccia di Ucio. Lo cinge, ricambiata, in un avvolgente ed interminabile abbraccio. Vaivai spalanca gli occhi, resta esterefatta, senza parole. Ucio la guarda da sopra la testa della 303 e le sussurra: “vaivai Daniela, vaivai…”

Evidentemente il fascino del S.U.V. fa sempre presa sulle ragazze, i maschi del gruppo B.I.C.I. cominciano a farsi qualche domanda. Come un po’ tutti si fanno delle domande alla base delle tremende rampe che portano verso il Rifugio Palmieri e il lago Federa.

Sono tre e più durissime dirette cementate, probabilmente con pendenza maggiore del 25% segnato sul cartello. La prima è quella micidiale, anche per la lunghezza, tra gli “svantaggiati” solo IronCinci la pedalerà integralmente.

Arrivare al rifugio e al lago non vuole dire ancora essere sul punto più alto del giro, al momento però regala un nonsochè di soddisfazione. Un plauso meritato va sicuramente all’inossidabile Tito e ad Ichea, la guerriera venuta dal freddo.

Vorremmo sederci per bere una birra, per mangiar qualcosa, per rifiatare un po’. Non siamo però ispirati, c’è troppo affollamento, facciamo sosta al lago attiguo e rimandiamo la bevanda al prossimo rifugio.

Siamo alle pendici della Croda da Lago, alla base della quale seguiremo il sentiero 434 che ci porterà ai 2277 m della forcella Ambrizzola.

Ripartire è sempre faticoso, le pendenze non sono esagerate, ma il fondo sassoso e smosso necessita talvolta di pratica sburtan. L’ambientazione dolomitica è spettacolare. Il Becco di Mezzodì svetta verso la nostra direzione.

La forcella è snodo tra valli, lo sguardo spazia ammaliato verso Cortina incassata tra le montagne.

Icefoot ha un deja-vu e fa fioretto: “tra 30 anni ci ritorno, ovviamente in bici”.

Lasciamo quindi la sella, tocchiamo la quota più alta e attraverso un ghiaione prendiamo la direzione forcella Col Duro. Un repentino cambio di ambiente e la sua scarsa frequentazione ci piace particolarmente.

Stiamo per affrontare uno dei tratti più tecnici del giro. Ucio è pronto ad accettare la sfida di fronte “al Caregon de ‘l Padreterno”.

La difficoltà sta nel trovare la via giusta, non ce n’è una in particolare, bisogna inventarsela tra roccette affioranti, massi smossi, solchi umidi. Oppure scendere a piedi…

Malga Prendera è presa!

Oramai è fatta, manca poco al rifugio…
Ma se ci mancano 2 forcelle!! Abbiamo 8 forcelle!! Allora ci mancano 2 selle!! Ma se abbiamo 8 selle!! Ma anche 16 dischi!! Ma io ho un disco di riserva!! Allora 17 dischi!! Bussola hai ancora 2 dischi?? Si ma ho mal di schiena!! E se fosse ernia?? Ernia del disco??
Ucio sbotta: Dio che fasstidio…

Il sentierino terroso esposto che ci aspettavamo si è trasformato in una ghiaiosa veloce extraurbana, poco male, il nostro prossimo obiettivo è raggiunto.

Sacher, strucolo, birra: brindiamo alla bellezza dei luoghi, allo star bene insieme, al continuo divertimento, al corretto uso della grammatica italiana.

Ci vorremmo abbandonare ed invece ci tocca “sburtare”. La forcella Forada non porta sfiga e vede i volenterosi MIB pronti ad affrontare “una discesa a tratti ripida e sassosa ove è consigliabile scendere a piedi”.

All’inizio in effetti si fa difficoltà a restare in equilibrio, ma siamo abituati a queste situazioni, qualcuno ci prova lo stesso con successo.

Poi diventa più filante, divertente, con passaggi più o meno arditi.

Si sta facendo sera, nel bosco su strada forestale Tito prende il comando. Il taglio per sentiero è bellissimo, frenate potenti avvertono dell’imminente pericolo.

La squadra è come sempre ben organizzata: chi scende, chi sale, chi prende, chi dà, chi fotografa.

Siamo quasi alla fine della prima giornata, a Serdes l’ultima chicca di Tito. Filante singletrack preso con entusiasmo, troppo entusiasmo. Ma tutto è bene quel che finisce bene, d’altronde siamo un po’ di fretta, l’appuntamento con la grigliatona è imminente. Il fantastico primo giorno pedalato è al suo epilogo.

La TitOrganization ha prenotato cena alla gettonatissima Birraria Bauce. Evitiamo di essere imbrigliati nei cambi turno decidendo di mangiare all’aperto. La serata è bella, la temperatura più che accettabile. E non faremo fatica a scaldarci…

Abbiamo inoltre il piacere di conoscere Michelle, primogenita di Tito, poco più che ventenne studentessa di geologia, brillante, supersportiva. Solo un accidentale infortunio le ha impedito di essere con noi nei due giorni di scorribanda in mtb, recandole non poca recriminazione.
Dio che fasstidio…

Il capo carismatico dei S.U.V. è bello carico. Tronfio della conquista della 303 si lancia in una aggressiva campagna acquisti per arruolare la giovane malcapitata nella sua squadra: “voi giovani non siete abituati a soffrire, con la bici a sudore dopo 2 metri in salita vi mettete a piagnucolare. E quando arriva il momento di godersi la discesa siete così sfatti che vi andate a sfracellare sicuramente. Ascolta zio Ucio, comprati una bella e-bike, entra nei S.U.V. & friends!!”

L’amministratore delegato dei B.I.C.I. è bello “carigo”. Ha capito che la giovane pulzella è tipa tosta, le conquiste vuole sudarsele con le proprie gambe. In un crescendo di forbici incrociate, parallele, chiuse, aperte, di saliere da borsetta, di linee di livello, di forcelle ambrizzole, di sburtan bike… riesce a convincere Michelle ad arruolarsi nell’unico team che le possa confacere. Il neocostituito gruppo B.I.C.I. ha già iniziato la fase di svecchiamento. Bussola viene ceduto ai S.U.V. con la formula del prestito senza diritto di riscatto.

Il tutto viene suggellato con abbondanti caraffe di birra e con la più spettacolare e gustosa grigliata che nessuno di noi abbia mai provato prima, a parte Tito e Michelle…

La serata finisce incorniciando una prima giornata perfetta sotto tutti i punti di vista. Un pensiero ed una cartolina ricordo per gli amici MIB che sono rimasti a casa, in particolar modo per il nutrito gruppo degli A.D.I.P.E. (Amici.Degli.Impianti.Passiva.Elevazione).

SECONDO GIORNO: MONTE RITE

Ore 5.30 di domenica mattina. Due strani individui si aggirano su e giù per i piani dell’Albergo Alemagna. Hanno scarpette fosforescenti da runners, fascetta tergisudore e polsino in tinta abbinata. Dopo vana ricerca si devono arrendere. Bussola: “Ichea ci ha tirato pacco”. Icefoot: “Su forza, torniamo a dormire”. Mentre scendono verso la loro stanza si palesa Ucio all’improvviso. “Ucio! Dove cacchio stai andando?!”. “E’ un ora che sto cercando la stanza 303 e non l’ho ancora trovata!!”. “Ucio… non esiste nessuna stanza 303… torna a dormire.”

A colazione con gli occhi belli vispi ci si rifocilla a norma Covid, Cinci viene kazziato dalla proprietaria per insoburdinazione. Come ogni serio team ciclistico che si rispetti, a tavola la discussione verte sulle trasfusioni di sangue. Le nozioni apprese saranno di fondamentale importanza per la salita odierna.

Il programma di Tito prevede:
1. ritrovo con le auto al passo Cibiana
2. salita al monte Rite
3. forcella Val Inferna
4. sentiero CAI 494

Il gruppo B.I.C.I. però ci mette il carico: partenza da Cibiana paese, che significa circa 6 km e 500 metri di dislivello in più. Tito declina anche perchè attardato, i S.U.V. accettano di buon grado.

La salita necessiterà di doppio sforzo equilibrato, di gambe e di testa. Bussola ha proposto un quiz cognitivo da risolvere prima di arrivare al passo. Icefoot entra nel panico: sa che per lavorare bene, la testa ha bisogno di sangue. Il sangue dalle gambe deve essere trasferito al cervello. Ma stamattina a colazione ha sentito dire che trasferire il sangue senza saperne il tipo può essere mortale. E lui non sa di che tipo sia il suo sangue. Decide di rischiare, meglio morire piuttosto che sopportare la vergogna di non risolvere il quiz. E farà bene! Ovviamente la prima a risolvere l’arcano sarà Ichea, ma lei era partita con un notevole vantaggio. Andando più piano in salita, il suo sangue era già tutto in testa…

Passo Cibiana, ritrovo con Tito, inizia ufficialmente il secondo giorno.

La salita al Monte Rite avviene su una facile sterrata che in maniera regolare, senza pendenze proibitive, arriva in cima dopo circa 6 km e 600 m di dislivello. E’ praticamente deserta se non per il passaggio di qualche pulmino che fa da spola per i turisti più pigri.

Più si sale più la vista si apre sulle Dolomiti circostanti. Qualche nuvoletta preclude un po’ la visuale. Arrivati a Forcella Deona praticamente è fatta.

Dopo esserci nuovamente riuniti affrontiamo i dieci minuti che mancano alla cima del Monte Rite. In vetta, nel forte risalente alla prima guerra mondiale, è stato ricavato uno dei musei di montagna di Reinhold Messner, il museo delle nuvole dedicato all’elemento “roccia”.

Non abbiamo tempo per visitarlo e decidiamo, vista la persistenza di nuvole, di esplorare l’ampia cima dopo aver pranzato in rifugio sperando in un totale successivo rasserenamento. Saremo premiati. Così come saremo premiati a tavola… la tavola è posizionata in una location spettacolare!
Su quando e cosa vi sarà posizionato sopra magari soprassediamo.

La cima del monte è ampia, frastagliata, larga e lunga. Permette di ammirare un fantastico panorama a 360° che si affaccia su tre diverse valli e su diverse imponenti cime dolomitiche.

I funambolici MIB danno spettacolo!

E dopo un tranquillo riposino è ora di ripartire.

D’ora in poi tutta discesa, e che discesa! Ritornati a Forcella Deona prendiamo l’altro versante per seguire poi subito il sentiero 478. All’inizio è pianeggiante, sempre tecnico, dispensatore di ortiche. Si arriva ad una forcella dove inizia un tratto in bosco, un po’ infido con rocce e radici affioranti, una goduria. La traccia è giusta e ci porta diretti alla Forcella di Val Inferna, non prima di aver affrontato la salita più ostica di tutta la duegiorni: “Muli! Tutti sull’albero!!”.

Ci rendiamo conto che la gita sta volgendo al termine,dobbiamo però ancora lanciarci nell’ultima attrazione del luna park. La discesa del CAI 494 è una continua scoperta di sorprese dietro ogni curva. Tecnico al punto giusto, non estremo, a tratti esposto. Se si lasciano sfilare le ruote sui binari giusti con velocità e ritmo diventa una sorta di ballo sinuoso ed ondeggiante. Per il canto ci attrezzeremo più tardi. Tito deve regolare alcuni conti in sospeso…

Non incontriamo praticamente nessuno nella nostra discesa se non una ragazza appollaiata su una panchina in un punto panoramico. Quando siamo arrivati tutti, la “costringiamo” ad alzarsi, cederci il posto, scattarci la fotografia. Accetta con il sorriso e la ringraziamo.

Ora si che è praticamente finita. Siamo sulla strada che dopo un’abbondante chilometro arriva a passo Cibiana. E’ pomeriggio inoltrato, Tito deve scappare immediatamente.
Grazie Tito per averci ispirato e in gran parte organizzato questo fantastico fine settimana dolomitico: leggero, spensierato, MIB style.

Gli altri sette si concedono ancora una coca ed un dolcetto alla Malga Deona. Galeotto fu il pianobar… Ci manca solamente la discesa asfaltata fino le macchine, nel paese di Cibiana.
Ma Icefoot non è mai sazio, trova un sentiero sullo smartphone che sembra poter tagliare qualche tornante in discesa. I S.U.V. non abbozzano, può anche bastare così, per loro ritorno asfaltifero.
Baci e abbracci muloni, grazie per la splendida compagnia.

Una B.I.C.I. entra in un prato, il passaggio è sbarrato, vira nel bosco, dove andare non conosco, tenta più in basso, è bloccato da un masso, risale la china, tira fuori la cartina….
Una B.I.C.I. sbuffa verso l’alto, a riprendere l’asfalto…

POSTILLA: Il ritorno verso casa, in macchina del Bussola, è un delirio. Lo sfruttamento dello Spotify juke box di Ichea riesce finalmente a scalzare il consunto CD di Albano e Romina che il proprietario teneva in loop dal lontano 1996. Rock, melodico, metal, demenziale, britpop, Arnold Layne… tutto passa da quelle casse che sembrano finalmente scoppiare di felicità. L’apice si raggiunge quando scatta il momento karaoke con tanto di supporto del gobbo tecnologico. Mai questa macchina era andata tanto lenta in autostrada, ciononostante arriviamo al punto di sbarco di Opicina senza nemmeno accorgerci. Il sipario su una indimenticabile duegiorni può dirsi definitivamente chiuso.
Dio che fasstidio…


Total distance: 37.41 km
Max elevation: 2302 m
Total climbing: 1603 m
Total time: 09:28:59
Download file: 2020-09-19-Lago_Federa_Forc_Ambrizzola_Citta_di_Fiume.gpx
Total distance: 29.98 km
Max elevation: 2157 m
Total climbing: 1389 m
Total time: 08:00:55
Download file: 2020-09-20-Monte_Rite.gpx

Tutte le foto di questa uscita le trovate nel nostro album su Google Foto

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Icefoot

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