In salita e in discesa, in bici e non solo...

Otto giorni e mezzo
Vacanza ciclistica soft-core.
Otto giorni di pedalata, otto ore di ritorno in treno.
Questo è il mio viaggio da Trieste e Zurigo.

Cosa altro raccontare?
Versione edulcorata
Cerco uno spazio di libertà. So cosa lascio….

…e so cosa devo seguire.

Vige la filosofia della pedalata dopo pedalata. Dietro ogni angolo, voglio sorprendermi.

La scoperta più gradita? Il battello elettrico che mi porta al campeggio di Caorle.

Veneto. Terra di ciclisti e di artisti.

In Valsugana mi attendevo tristezza e noia; invece, scopro spiagge, feste paesane e la Via del Brenta.

Che bello avere prova che ci si avvicina alla meta.

Ero terrorizzato dal caldo, ma brezza e frescura mi accompagnano da subito.

Semplicità innanzitutto. Cosa mi serve di più? Piscina e sauna sono benefit compresi nel prezzo di cui approfitto ogni giorno.

A metà percorso compaiono come una miracolo chiostro, ombra e fontanella sotto alberi secolari. Cosa chiedere di più?

Alle giuste ore di sonno, devo alternare la giusta benzina e la giusta idratazione.

Scenari potenti e limpide mattinate mi inondano di energia…

…per macinare chilometri verso le tappe di giornata.

Lasciare l’Italia vuol dire lasciare fantasia e creatività.

Entrare in Austria vuol dire trovare la storia (dei potenti) a portata di mano.

I colori sono più belli, in Austria. Anche con la neve.

Pedalare è come volare. Soprattutto verso l’ultimo passo.

Superare questo ostacolo ha un sapore doppio, che soddisfa fatica e cervello. Dopo, solo discesa verso il traguardo.

E come nelle favole, quando lo vedi, non ci credi che esista….

Dalle valli di terra, alle valli di acqua. Entrare in Svizzera è un tuffo nella perfezione.

Scorci da cartolina…

…paradiso per tutte le ruote.

Nella terra delle decapottabili, la brezza lacustre mi accompagna fino alla meta.

Mi guardo indietro e le immagini si susseguono velocemente. Non sto per morire, ma già pensando ad un’altra avventura.

Versione terrorista
La cognata elvetica ha dimenticato un libro. Banana Yoshimoto. AmazonProf decide per la consegna “Not Prime”. Dopo attenta pianificazione, tutto sembra pronto per l’accensione dei motori muscolari. Merda. Alla ora X, piove.

Attendo, agitato. Alle X+2 decido di muovermi, perchè ho una dead-line con l’ultimo traghetto elettrico delle 18. O la và, o la spacca.
L’incoscenza aiuta i ciclisti (non sempre), e oggi le nuvole non si sfogano su di me.

Ringrazio il parafulmine gigante, prima opera brutalista che accompagnerà questo viaggio.

Nuvole o non nuvole, come un bambino mi ustiono le braccia al primo giorno. Non ho imparato nulla dalla vita.

E’ un viaggio che vale? Se sei metafisico e non hai fiducia negli architetti, è quello che fa per te.

Se invece cerchi il silenzio e in contatto interiore, allora lascia perdere.

Se ami la natura, non rimarrai deluso. Ma decidi prima quale natura ti piace.

O se invece ammiri la creatività umana, scoprirai che per produrre buone bibite serve il ferro buono.

Quello che forse manca al mio sangue. Debolezza e umidità da campeggio incastrano le mie vie respiratorie. Inizia la purga da catarro bronchiale.
Ma devo continuare. Per Banana. E allora continuo. A pedalare e a scataracciare.
Come in un videogame, evito i continui bombardamenti di meteoriti in discesa.

E quando raggiungo gli iconici luoghi da sussidiario scolastico, scopro amaramente che la realtà è più grigia del cemento.

Almeno, la tecnologia che porto con me mi avvisa se butta male.

Saper aspettare 27 ore di pioggia continua è esperienza che fortifica lo spirito di appartenenza. Ma indebolisce le difese immunitarie. Sono al punto di non ritorno. O proseguo, o si torna indietro.

Mi aspettavo di dover sopravvivere al caldo di giugno e all’irraggiamento ultravioletto. Ma se al mattino mi servono i doposci, ripenso a cosa manca nello zaino.

Il freddo mi gela le ossa. Nell’indecisione, ho lasciato decidere al fato. O alla fatina…Silvretta mi ha sbloccato antichi ricordi skialp. Stringo i denti. Per vedere, serve andare.

Chilometro dopo chilometro, l’Austria si dimostra funzionalista più che paesaggista. Piaccia o non piaccia.

Di sicuro, ha chiare le sue vocazioni sportive.

Serve una strada ma non c’è spazio? No problem, un Nastro di Möbius e via…

Vuoi giocare con gli scavatori? No problem, in Austria te li costruiscono…

Proseguo, da valle in valle. Con la consegna, devo raggiungere cognata e fratello, emigrante a Zurigo. Il mio viaggio è fisico e interiore, che unisce storie famigliari, sacrifici e distanze. Il Liechenstein non capisce questo mio karma e mi bolla da comunitario. I miei stracci bagnati lo hanno tratto in inganno.

Ma poi “Liechenstein….che cos’hai tu di bello?“. Mi guardo attorno e prendo atto.

Con amici improvvisati, festeggio e pasteggio con vini edulcorati. Prima regola: non mescolarli. Seconda regola: non pagare troppo (se c’è il rischio di vomitare tutto). E infatti….
Con emicrania perforante, otto giorni dopo raggiungo la meta. Banana è consegnata. AmazonProf riceve 5 stelle di cioccolata. Buona? Cattiva? Col naso chiuso difficile da dire…

E’ il ritorno? Deve essere ammortizzato con la minor spesa…e la bici sparisce in una sacca. Peccato che sono sempre 25 kg (bici + borse) da portare a mano. Crampi ed ematomi sugli stinchi assicurati.

Foto finale

Scusate, mancava la foto ad effetto finale. Diciamolo…..mi sono divertito.
Appendice
Percorso e tappe progettate su Koomot. Questa è la raccolta.
766 km totali, 8.500 m di dislivello circa misurato (ma credo meno…causa errore gps), 48 ore di pedalata effettiva. In media, 100 km al giorno.
Tutte le tappe hanno previsto campeggio, con cena al ristorante.
7 giorni di viaggio, 1 giorno di riposo (per pioggia). Rientro in treno su collegamento Zurigo – Milano – Venezia – Trieste.
Il trasporto bici su treno svizzero costa 15 CHF (circa 15 euro), in Italia 3,50 euro per tutto il giorno. In Svizzera serve prenotare il posto bici con congruo anticipo (i posti sono limitati).
In Veneto, i passo barca per attraversare la laguna di Caorle sono molto comodi.
Le tracce seguono quasi sempre piste ciclabili. La più famosa è la Via Claudia Augusta, che ripercorre il collegamento romano tra la Pianura padana e il Danubio.
Il sito più incredibile è la valle dell’Inn, dove trovare Finstermünz e la strada carrabile con gallerie e paramassi (Hochfinstermünzstraße) progettata da Carlo Ghega nel 1854.
