In salita e in discesa, in bici e non solo...

Doppia doppietta
Sfidiamo il meteo, sfidiamo le incognite, sfidiamo noi stessi. Bussola aveva già fatto questo giro in solitaria incoscienza(chapeau), siamo quindi in una botte di ferro. Cambiamo solamente il Pellegrino con il Croci, il bisogno di una benedizione a Riofreddo rimane immutato.

La bella vallata aspra e solitaria ci guida in leggera salita al cospetto delle Giulie.

Abbiamo giusto il tempo di scaldare i muscoli, prima del vallo prativo che si apre in un contesto spettacolare.

Muscoli caldi, borracce fresche. E’ tempo di andare ad affrontare la prima tosta salita di giornata che ci porterà a sella Prasnig.
Su sterrata abbastanza compatta parte una infinita serie di tornanti che si innalzano per quasi 500 metri di dislivello positivo in 3 chilometri lineari. Dura. Durissima.
Il rosso e il blu sono convinti che, come da prassi, Icefoot sarà il primo a smettere di pedalare. Ma oggi non andrà così. Aggrappato saldamente al suo mezzo procederà mangiandosi la pendenza come un caterpillar.

Contrariati dalla situazione i due non gestiscono la situazione. Bussola perde il bus e scoppia per primo. Cinci barcolla, non molla, ma finisce completamente fuori giri.

Entrambi pagheranno cara la loro tracotanza. Uno con il mal di testa, l’altro con il mal di panza.

Dopo aver rifiatato ed esserci rifocillati raggiungiamo la non distante sella Prasnig. Punto di partenza della agognata prima discesa.

In tutto il nostro andare non abbiamo finora incontrato anima viva, il CAI 612 non necessita di tornelli.

Il sentiero alterna parti tecniche molto divertenti e mai pericolose a filanti tratti scorrevoli nel bosco. Nonostante le piogge dei giorni precedenti il terreno è in ottime condizioni e ci lascia gestire linee e passaggi con ampia libertà di scelta.

Ovviamente il classico attraversamento franoso è una portata che non manca mai nel nostro menù.

La dura fatica precedente è dunque ampiamente ripagata, all’intersezione con la seconda ascesa godiamo di qualche attimo di relax.


Siamo all’imbocco della cementata “Giro d’Italia” per il Lussari. Che verso la fine spianerà ma che inizialmente offre la parte più ardua: undici tornanti in 4,5 chilometri e 650 metri di dislivello. Dura. Durissima.

Che iniziamo a pedalare solo dopo aver ricevuto la conferma dall’avvocato di averne facoltà.

Si sale e poi si sale e poi si sale, senza soluzione di continuità. Una rampa e poi un’altra rampa e un’altra ancora. Poca gente, camminante o pedalante che sia.
Cinci ha inserito il pilota automatico, imposta un ritmo e lo mantiene uguale per un ora, ovvero fino al primo tratto piano. Dove finalmente si intravede il punto di arrivo.

Icefoot segue a vista, verso il decimo tornante paga penalità. Bussola è attardato di qualche minuto ma stoico e tenace rigorosamente in sella.
Giunti a questo punto la morbida ascesa che ci separa dalla vetta diventa una passeggiata di salute. Mai come questa volta la ricompensa finale è assolutamente meritata.

Il 75% del progetto è portato a termine. Accarezzati dal sole ci godiamo pranzo e panorama. Dopo la foto di rito siamo pronti ad iniziare l’inedita esaltante discesa.

Iniziamo con la parte finale del Pellegrino, spigoloso e divertente fino allo sbocco nei pressi della malga Lussari.


Ancora qualche centinaio di metri e sulla destra appare l’imbocco del sentiero delle Croci, linea diretta che ci riporterà a Riofreddo.

Come bambini con il giocattolo nuovo ci godiamo ogni tratto filante, ogni ostacolo spiazzante, ogni passaggio inebriante. C’è bisogno di tecnica e tanta attenzione, ma anche possibilità di far scorrere le ruote senza pinzare i freni.
Magari non in questo punto.


Ma in questo certamente si.

Il sentiero è lungo e molto vario. Il penultimo tratto ci regala gobbette e saltini in un crescendo adrenalinico che ci porta ai titoli finali con l’abitato di Riofreddo ai nostri piedi.

Anche in questo caso il timore di trovare troppo fango o rocce bagnate che avrebbero condizionato la guida è stato lecito ma per fortuna ininfluente.
Ci siamo comunque conciati a dovere, noi e le nostre bici. Ottimo pretesto per concederci il fresh&clean finale.
Mezzi disincrostati.

Membra rinfrescate.

Abbigliamento risciacquato

