In salita e in discesa, in bici e non solo...

Sorprendente Matajur
In un weekend dove l’imperativo “alto pericolo valanghe” ha giustamente ampio risalto, affidarsi all’esperienza di Ucio nella sua montagna di casa viene giocoforza naturale. Dislivello basso, aspettative incerte.
La gita prende finalmente corpo e la nostra guida ci spiazza fin dall’inizio facendoci partire dal rifugio in giù invece che in su. Un itinerario per le “sconte” che ci vedrà completamente solitari fino alla cima.
La partenza in bosco si dimostra subito affascinante.


Rami traditori non sostengono il peso specifico dei MIB.

La neve, oltre ad essere abbondante, è estremamente grippante.

Il sole scalda ed accarezza.

Usciti dalla conca si giunge oltre il limite del bosco.

Dove si aprono spettacolari panorami.

Verso il monte Nero.

Verso la cresta dello Stol.

Verso Barcola.

Ancora due passi e la vetta sarà raggiunta.


Siamo felici e soddisfatti di questo approccio alla cima, ben oltre le iniziali aspettative. Dopo il cambio di assetto siamo pronti per la discesa.

Dove l’elegante Ucio danza con il telemark style.


Dove godere di fuoripista vellutato curva dopo curva.

Via dalla folla, in discesa come prima in salita.

Almeno fino ai pressi del rifugio Pelizzo, dove ci si ricongiunge con il mondo.

Per Ucio e Vaivai può bastare così, per Cinci ciaspolante, anche. Il capo ordina che bisogna ripellare e farsi un alro giro, Icefoot e Prof obbediscono ben volentieri.
Linea diretta rifugio/Chiesetta, ritmo cardio, skialp olimpico… Alpi francesi 2030, stiamo arrivando!
