Boschetto di Muggia

14 dicembre 2014

Sabato accoccolante…
A Francovez, partiamo in tre: Diesel (di ritorno dopo sei giorni di turni no-stop nella sala macchine di un mostro dei mari) e Bussola, in originale completo blu-bussola ed io.

Ci saluta con invidia Icefoot, che in tuta e ciabatte, è sceso da casa sua per offrirci due fette di panettone al ritorno.
Partiamo già con l’acquolina in bocca e la voglia di spaccare il mondo.
Puntiamo diritti alla nuova pista ciclabile sul rio Ospo, per noi inesplorata.
L’inizio è posto nella Valle delle Noghere, dopo il torrente del Diavolo. Sgommiamo per 150 m sul ghiaino sull’argine del fiume, prima di attraversarlo sul nuovissimo ponte di legno. Altri 200 m e Marco Aurelio sul suo cavallo ci indica la retta via.

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Proseguiamo dritti a testa bassa, tra pensionati e runner con la panza, fino a quando ci dobbiamo arrendere alle bancherelle del mercato delle pulci di Muja vecia.

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Ma per arrivare dove dobbiamo arrivare, vogliamo soffrire, così decidiamo di sbagliare strada una-due volte prima di inforcare quella giusta, anche se chiusa per frana. La ripida salita ci permette di scavalcare il colle fino a Chiampore, il nostro obiettivo.

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Il programma di oggi prevede di fare “filotto” con tutti i sentieri del famoso Boschetto di Muggia, l’unico campo giochi degli enduristi mujesani. Come su di un telaio, il Prof assume un profilo a fuso ed invita i suoi compagni a seguirlo tra la trama e l’ordito di questi sentierini.
Ma la troppa sicurezza gioca brutti scherzi: dopo 30 secondi, il Prof ha già perso la prima e la seconda traccia tecnica. Questa mancanza costerà cara, come uno strappo sul tessuto di segnali GPS che il Prof voleva tessere.
Il sentiero falsopiano si snoda per 1 km, senza emozioni. Alla prima possibilità, ci buttiamo a capofitto su esile traccia verticale lungo il rio Ronchi. Sentiero tecnico e monco dopo pochi metri. La traccia è scomparsa, inghiottita da rovi e fango.

Indovinate cos’è mimetizzato nella foto?

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Aguzzate la vista… il mio copertone anteriore!

Diesel ha lasciato il macete a casa, ma grazie al manubrio di 56 cm, il Prof si infila ed apre varchi tra le liane. Pessima linea, fino al molo a T.

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Il riscatto avviene risalendo la scomoda carrareccia verso Punta Grossa, per poi deviare lungo mezza costa verso Lazzaretto.
E qui, parte la scommessa della giornata.
Una ripida salitina, difficile da far rendere in foto, si para davanti. Il Prof, conoscendone la difficoltà, la affronta con concentrazione e subito lancia il guanto della sfida.
I successivi 15 minuti sono cazzeggio allo stato puro. Urlando il motto “MI SON FURLAN !”, il Bussola prova e riprova a vincere la forza di gravità, arrivando ad invitarci ad proseguire, mentre lui doveva proseguire la missione di scollinamento senza penalità.
E la mentalità del leader non lo ha deluso neanche questa volta.
Ormai contenti come bambini, il trio MIB si dedica al turismo militare presso il forte Olmi, alle scoperte naturali da aerei belvederi ed alla lotta giapponese su infernali macchine sado-maso acquistate con soldi pubblici e piazzate in mezzo ai boschi, per 3-4 gitanti l’anno.

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Siamo a metà dell’opera, e concludiamo le ultime cuciture del boschetto scoprendo l’abbeveratorio dell’Arciduca e l’ultima discesa tecnica, celata dai rovi.

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Diesel pensa bene di sporcarsi la giacca gialla fluo appena lavata per la felicità della moglie con un tuffo nell’unico tratto fangoso.
Ormai è tempo di ritorno. E’ quasi pranzo, ed allora riavvolgiamo il nastro a rewind per ritornare a testa bassa lungo la veloce ciclabile fino al rio Ospo, per affrontare l’ultimo baluardo verso il meritato panettore (senza canditi, osserva il Bussola) che ci attende.
Ma abbiamo fatto i conti senza la maledizione dello spaventapasseri Lasko.

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La sua maschera ci ipnotizza, e noi sbagliamo bivio perdendo minuti preziosi. La retta via, invece, scavalca il rio del Diavolo con pendenza vertiginosa, senza fine.

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Tutti e tre dobbiamo arrenderci. L’energia sta calando, senza il prezioso pane natalizio.
Prima di arrivare a Caresana, il Prof si ricorda di una scorciatoia che scavalca il monte verso Francovez ed imbocca la prima traccia che vede.
I dubbi colpiscono tutti e tre dopo pochi secondi, ma il Prof insiste nella discesa. Solo un sentiero in mezza costa, il più fangoso della giornata, ci salva da una risalita a spinta.
Il guado del canale in mezzo al nulla conferma che la strada è quella giusta.

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Ci presentiamo sporchi e grumosi a tutta la famiglia di Icefoot, che ci accoglie con le magiche fette lievitate CON canditi e grappino serbo da 60°.
E’ ora di ripartire, ma il Prof pensa bene di fermarsi a cambiare la gomma bucata.
30 km di infinita allegria.

Dice il Bussola: “Per la cronaca, i rovi hanno fatto filotto: 3 forature su 3 MIBs…
Evviva i canditi con la grappa serba!”


Distanza totale: 31.73 km
Altitudine massima: 182 m
Totale salita: 908 m
Tempo totale: 03:59:13
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Flickr_MIB
Tutte le foto di questa uscita le trovate nel nostro album su Flickr

4 commenti su “Boschetto di Muggia”

  1. Proprio una bellissima sorpresa il video esplicativo della rampa del “boschetto di Muggia”; ma avendone le forze sarebbe bello farne uno anche della rampa paurosa fatta da Noghere per cima Montedoro. Cosa non si fa per una fettona di gustoso Panettone amorevolmente offerto dall’amico Icefoot

    1. Ba-da-ba-dà….Ba-dà Ba-da-ba…..
      Ba-da-ba-dà….Ba-da-ba-dà

      Ba-da-ba-dà….Ba-dà Ba-da-ba Ba-da-ba Ba-da-ba Ba-da-ba-da-ba-dà Ba-da-ba-dà !!!!!

  2. BA-DA-BA-DA’ BA-DA BA-DA-DA
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