Galleggiando in Carnia

Come dice bene Edimiro, Master-Goulasch di Pian delle Streghe, i triestini sono abituati a galleggiare. In estate non solo metaforicamente.

Quindi per fare un giro carnico si pescano gambe abituate alla fatica e al lavorare sodo.

In ordine di furlanità i partecipanti odierni sono:

  1. Ucio: King Kom di Corno
  2. Vaivai: la Santa portatrice carnica
  3. Maverick: il fusto di Interneppo
  4. Loden: il fustino di Premariacco
  5. Bussola: local-legend di Cercivento
  6. Cinci: la rossa di Buja
  7. Icefoot: aspirante Jury da Torviscosa

L’organizzazione di questo tour ad anello ha come punto focale la discesa dalla malga Lavareit ai laghetti di Timau. Difficoltà S1/S2 dicono le rare recensioni, troppo ottimistiche.
Per affrontare il “troi” con la dovuta preparazione il corpo va riscaldato, i muscoli tonificati, l’organismo nutrito.

FASE 1 – Riscaldamento

I 17 km di ascesa che separano i 600 metri di Cercivento dai quasi 2000 dello Zoufplan è il metodo migliore per permettere al fisico e alla mente di adattarsi perfettamente.

Tra Ucio e Maverick, al loro primo incontro, scatta subito l’intesa. Il secondo non è proprio tutto friulano come il primo. Nonostante il viso d’angelo, l’arte del galleggiamento la conosce bene:
“…simula stanchezza, prometti una birra…” e il gioco è fatto.
Da arrancare sui pedali a volare sui pedali è questione di un attimo.

Senza dimenticare che l’acqua di fonte e il goulasch di Edimiro possono fare miracoli.

Non sempre però i miracoli si avverano.

…”Ancora più solo di prima
C’è già il cannibale in cima
E io che devo volare a prenderlo
Sudore di gente dispersa
Di maglia, di lingua diversa
Ma io, il cuore io voglio spenderlo
E quanto tempo passerà
In mezzo a noi, ancora non lo so
Dietro alla tua ruota io ci sarò”…

Bussola canta Ruggeri. Lo stiloso sciupafemmine tenta, rinuncia e canta. Canta che ti passa, che non ti passa più…

Il bivio per il monte Terzo e i laghetti Zoufplan segnano la fine del primo capitolo.

FASE 2 – Tonificazione

Questo giro era in programmazione la settimana precedente, quando la pioggia avrebbe reso più scorrevole la discesa verso la forcella del Monte Terzo e la successiva calata verso la Casera Chiaula.

Invece di scivolare ci tocca camminare, ma per la tonificazione muscolare va benissimo così.

Si riesce a stare in sella solamente per qualche breve tratto verso casera Chiaula.

Il panorama è spettacolare. Circumnavigando il Monte Terzo si ha un colpo d’occhio che finora ci era stato precluso. Il Pal Piccolo da una parte e il rifugio Marinelli dall’altra provocano brividi e piacevoli ricordi.

La vista della malga Lavareit oltre la curva ci avvisa che la seconda fase è finita.
I muscoli sono pronti, lo stomaco invece reclama la sua parte.

FASE 3 – Nutrimento

Pappardelle, gnocchi, cjarsons, birra, dolce, caffè. La location di questo balcone sulle Alpi Carniche e sulle cime austriache è da leccarsi i baffi, così come gli ingredienti che escono dalla cucina.

Il tempo trascorre amabilmente tra una chiacchiera e l’altra, nel mentre la digestione fa il suo corso.

I MIB sono una porta girevole, chi viene, chi va, chi torna. Maverick ne è testimonianza.

E Cinci non ci coglie di sorpresa annunciando l’intenzione di lasciare il ciclismo pedalato per dedicarsi al ciclismo insegnato. Pur dispiaciuti, tutti sono consapevoli che ritirasi con dignità sia gesto onorevole e apprezzabile. Sicuramente più che continuare in uno stillicidio di sofferenza e arrancamento nelle retrovie.

Bussola si commuove e si duole di non avere il coraggio di prendere la medesima decisione.
L’immagine di Bussola che dispensa lezioni di guida, porta tutti a spronarlo a non seguire le orme di Cinci.

FASE 4 – Discesa

Il troi di Lavareit è un bellissimo sentiero naturale molto tecnico. Dopo l’iniziale attraversamento del pascolo ci si infila nel bosco su passaggi in cresta scavallando parecchie radici su pendenze importanti. Il terreno asciutto è un toccasana.

E’ evidente come Maverick, in questo abbondante lustro di assenza, abbia affinato di molto la padronanza del mezzo.
Così come è palese la facilità con la quale Loden affronta ogni asperità, spensierato come un sabato di shopping a Paluzza.

Tanti tornantini molto stretti e pendenti: terra, erba, pietre.

Tattica preferibile da usare: NOSE PRESS.

Tattiche usate:

  • NO STRESS: scendo bici, giro bici, salgo bici
  • SURPLACE: arrivo, mi equilibro, giro corpo, giro testa, giro ruota, riparto.
  • DERAPAGE: arrivo, ringhio, pinzo, sbuffo, derapo, riparto.

Non è finita qui. Ultimo pezzo impegnativo, spuntoni di roccia pronti a farti ciaociao da vicino..
Ruote da bloccare ma non troppo, ruote da far scorrere ma non troppo.
Alla fine del tutto grande soddisfazione, non si contano né danni né feriti.
Ancora una volta Vaivai vorrebbe mandarci giustamente a quel paese, ma è troppo elegante per farlo.

Ma noi a quei paesi ci andiamo lo stesso: Timau, Cleulis, Paluzza.
Il giro è finito. Andate in pace.

2 commenti

  1. Spettacolo !!!
    Mi ritengo fortunato di leggere questi racconti di altissimo livello senza pagare un biglietto 🙂

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