Railway to Heaven – Prologo

Come insegna Bussola, un buon giro dipende dalla pianificazione fatta a “ruote ferme”, più precisamente comincia nel bagno di casa, da seduti sul “trono” col telefonino in mano a gugolare e Strava. Ovviamente parla per sentito dire.

Da suo fiero scudiero di tante camminate in montagna e ancora troppo poche pedalate, Loden, refrattario alla modernità e restio per natura verso le tecnologie di nuovo corso, procede per sommi capi come da istruzioni ricevute durante il CAR avanzato (corso addestramento reclute) alpino, presso la caserma La Marmora di Tarvisio nello scorso secolo, anzi millennio, durante la naia del 1994/95.
Primo: avvistare il nemico
Secondo: studiare il nemico.
Terzo: saggiare il nemico.
Quarto: (ed ultimo) sfidare il nemico.


1.0

Durante piacevole vacanza contrattuale primaverile (leggesi disoccupazione), stufo delle facili ciclabili e ciclovie del Torre lungamente frequentate in inverno e stimolato dalle miti temperature che risvegliano in lui l’alpino sopito in lungo letargo, Loden allunga un occhio alla scatola delle mappe di montagna.

Carta Tabacco numero 13 alla mano, scorge amene alture che aprono cassetti della sua memoria fotografica, fino a fargli ipotizzare un possibile tracciato ciclistico a cavallo del monte Verzegnis/Lovinzola.

Si tratterebbe di attraversare/circoscrivere il massiccio delimitato da valle del Tagliamento a nord, valle di Preone e val d’Arzino a ovest, sella Chianzutan e valle di Verzegnis a sud/sudest.

I suoi neuroni sollecitati dal dedalo di strade, sentieri e tracce fedelmente riportate dal sig. Tabacco gli fanno elaborare infiniti scenari finchè una banale sinapsi lo riporta alla realtà con una facile domanda: quale sarà il percorso più adatto a un giro MIB? La risposta è scontata e marziale: studiare, documentarsi e verificare sul campo.

2.0

I sentieri e le mulattiere che incrociano boschi e prati dei monti Verzegnis, Lovinzola e Col dei Larici, percorsi a piedi o in bici, sono teneri bocconcini per la colazione del nostro alpino in congedo, ormai permanente.

Molteplici prospettive si affollano nella sua mente tridimensionale capace di contemplare e stimare distanze, dislivelli e tempi in rapida successione di ogni variante di percorso, proprio come durante l’anno di tributo versato alla patria.

Proprio come se il tempo per lui non fosse trascorso dal caleidoscopico caos neuronale un’idea prende forma: traccia viola.

Le mulattiere e i sentieri un tempo conosciuti sommariamente gli fanno ottimisticamente programmare un rapido sopralluogo preventivo, tanto per scongiurare fin troppo facili dileggi campanilistici friul-giuliani, ma anche per rinfrescarsi la memoria e mettersi alla prova su salite non disponibili nella media e bassa Furlania bazzicata in inverno.

3.1 Traccia rosa

Il primo ingaggio, o attacco a vuoto, si consuma in una tiepida giornata primaverile, Loden abbandonato inspiegabilmente quasi da tutti, ripone tutta la sua fiducia nella figlioccia acquisita Anna che non lo tradisce.

Parte così il primo sopralluogo a piedi per studiare da vicino il terreno: inizio camminata da sella Chianzutan, risalita lungo il sentiero fino a casera Presaldon e poi su mulattiera verso la cava di marmo e casera Val attraverso la galleria stradale artificiale.

La troppa neve accumulata in inverno sulla mulattiera costringe a una deviazione, il tracciato a nord è impraticabile e pericoloso, carico di slavine accumulatesi coi primi caldi che lo rendono impraticabile.

Si torna su sentiero provando ad aggirare il temibile “ostacolo bianco”, come dice la numero 13 la direzione obbligata è Col dei Larici, traversata in quota su versante sud pulito e scaldato da termiche ascensionali. In poco i due raggiungono la stazione in quota della teleferica di servizio della cava di marmo, inspiegabilmente però non trovano traccia della galleria ferroviaria di collegamento con la valle a nord. Un cumulo di neve sovrasta e ostruisce l’accesso e la sala macchine della teleferica.

Loden dopo vari tentativi di aggirare la cresta lungo la sella anch’essa innevata desiste, decide che si può pranzare e tornare indietro. La valle e i pendi del versante nord non sono in condizioni di essere affrontati senza alcuna attrezzatura invernale dalla neofita escursionista che lo accompagna e saggiamente decide di non correre rischi. Il rientro avviene sempre su sentiero, ma salendo fino in cresta al Col dei Larici, dove la neve ventata dell’inverno ancora forma pericolosi tetti rivolti a nord a margine dei prati sommitali, in fine lungo la mulattiera in discesa di casera Presaldon fino a sella Chianzutan.

3.2 Traccia azzurra

Il secondo ingaggio, o attacco a vuoto, di inizio giugno, lo vede coinvolgere l’ignaro, incauto e ingenuo ma di buon cuore, giovane nipote Enrico; il quale memore degli insegnamenti famigliari: mai andare in montagna soli, ovvero: mai lasciare andare in montagna un anziano da solo, acconsente ad una “pedalata in salita” con lo zio.

In un primo pomeriggio infrasettimanale, senza quasi preavviso, Loden lo preleva in tutta fretta davanti a scuola tra gli sguardi curiosi dei compagni di classe e lo conduce in auto fino a sella Chianzutan, dopo essere passati da casa per recuperare la bici.

Da lì comincia la prima salita per mulattiera verso casera Presaldon e la successiva cava di marmo e casera Val attraverso la galleria stradale artificiale. La primavera mite di pianura però non ha sortito gli effetti sperati sulle copiose nevicate invernali, subito dopo casera Presaldon il manto nevoso si fa via via più importante e costringe a equilibrismi border-line alla ricerca di una traccia bagnata ma pur sempre priva di neve.

Dopo altri pochi tornanti, Enrico già preoccupato per l’ora, già infastidito dal freddo, già stanco per la salita, minaccia di abbandonare lo zio a suo singolar destino ignoto.

Ricondotto a saggia decisione, per evitare una discesa in solitaria con alta probabilità di smarrirsi e/o cadere, il giovine accetta di proseguire a piedi sulla neve fino all’ imbocco della galleria che ormai si distingue in lontananza. Punto in cui termina la seconda spedizione. Il rientro in sicurezza avviene sulla via di salita senza intoppi e cadute del promettente giovane ciclista.

3.3 Traccia arancione

Il terzo ingaggio, o attacco a vuoto, è una facile passeggiata estiva di inizio luglio in compagnia di amici e nipoti, la partenza resta sella Chianzutan, il sentiero cambia. La salita segue un ripido sentiero del versante sud del Col dei Larici che lascia presto il bosco per uscire su prato caldo e soleggiato per raggiungere la stazione in quota della teleferica predetta.

Attraverso la galleria ferroviaria, finalmente sgombra dalla neve e visibile, il gruppo passa nella valle interna della cava di marmo e lungo la dismessa ferrovia la raggiunge.

Per completezza e necessità informativa di Loden, si spinge poi in discesa fino ad oltrepassare la galleria stradale artificiale che ricollega alla mulattiera che sale da casera Presaldon.

Il giro di giornata prevede poi di raggiungere casera Val e forcella Cormolina, sempre e solamente per esigenze di studio, al fine di poter finalmente gettare uno sguardo oltre gli ormai arcinoti versanti sud del complesso montano.

Il facile rientro ribatte il sentiero di salita con qualche digressione sulle innumerevoli tracce non ufficiali nei pressi di casera Val che costringono una più attenta consultazione della numero 13.

Tutto è prodigiosamente immagazzinato nelle polaroid mentali di Loden, anche se un poco sfuocate causa mancanza di occhiali al seguito durante le escursioni preliminari.

Restano però ancora due incognite: la parte bassa di mulattiera nel bosco dove dovrebbe cominciare la salita verso casera Presaldon, da località Assais e la mulattiera che scende in valle di Preone dopo forchia Rizzat. Più un pezzetto di sentiero in discesa (200 m di dislivello) da forcella Cormolina.

Dettagli trascurabilissimi dovendoli affrontare in compagnia degli imbattibili MIB.

4.0

Loden è reduce da un isolamento sanitario per Covid sintomatico e fermo da quasi due mesi, ma scalpita per tornare in prima linea, è indeciso però tra i comodi scarponi in pelle e lo scomodo sellino in cuoio.

Il dubbio è amletico: meglio i fidati compagni di tante scalate senza vesciche oppure l’infido poggiuolo responsabile di troppe sofferenze tergali? Gli fa sponda Bussola che vorrebbe immolarsi sulla sua Cube prima dell’imminente rientro in ufficio dove lo attendono centinaia di email non lette e varie ed eventuali noie post-feriali.

Sabato sera Loden lancia la proposta sul gruppo, rispondono istantaneamente e quasi simultaneamente gli instancabili Cinci e Icefoot, reduci del recente 270×5000 Tarvisio-Trieste.

Bussola li colletterà domenica mattina visto che inspiegabilmente, per loro fortuna, l’antidoping non è ancora stato autorizzato dal comitato direttivo dei MIB, cioè loro stessi…

Alea iacta est!

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Loden
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