Vajont e varianti

1-2 giugno 2019

Prima due giorni 2019 si, Medioman no. Casera Casavento si, campanile di Val Montanaia no.

Dopo averla studiata, organizzata e modificata in corsa per impraticabilità di valle, il destino si abbatte sul buon Medioman che deve dare forfait per impraticabilità di sella!

Caffè a Barcis, base logistica a Cimolais. Aleksij è al suo debutto, sotto un sole splendente nove spavaldi atleti sono pronti a partire.

Collegamento asfaltato verso Erto, Jury ed Icefoot combattono contro sibilanti perdite d’aria, sicuramente meglio adesso che la successiva notte  in rifugio.

Sbucati nella valle si intravede la tristemente famosa frattura a forma di “M” sul monte Toc, immagine che ci accompagnerà con emozione in tutta la prima parte del giro.

Il Prof è fonte di conoscenza, ci accompagna nella ciclabile di Erto, dopo parecchio asfalto ai MIB manca il contatto diretto con la natura.

Il paese di Casso è abbarbicato lì in cima. Domande, pensieri e riflessioni al bar del paese ci portano a quel lontano ottobre del 1963.

Le viuzze interne sono affascinanti, la sensazione di essere sospesi nel tempo è palese, quella di essere sospesi nel vuoto la realizzeremo più avanti.

Il Troi de Sant’Antoni è il divertente tecnico collegamento che ci porta verso la diga del Vajont.

Jury ha fretta di arrivarci e con un volo da esperto ginnasta cerca tagli diretti in mezzo al bosco. La sua bici si mimetizza per la vergogna.

Dopo esserci fermati al centro visite e scattato foto di rito si cambia versante per pedalare sotto l’enorme ferita del monte Toc.

Ai nostri occhi si palesa Casso sospesa nel vuoto.

In senso antiorario chiudiamo il cerchio per tornare verso Erto andando così a concludere la parte storico-culturale di giornata.

E’ ora di aprire la fase agonistico-naturalistica tendente alla gastronomistica. Traducendo: salita in val Zemola, obiettivo Casera Mela. Bussola è istintivo, in gran forma, parte a razzo e arriva primo alla Casera… Pagherà la sua baldanza con atroci sofferenze verso il Maniago. Tutti gli altri procedono con passo turistico, godendo di scorci e paesaggi suggestivi.

Il rifugio è in bellissima posizione, luogo di partenza per varie escursioni.

Senza alcuna pressione godiamo il posto, il momento, la compagnia. Ma soprattutto gli spettacolari gnocchi con formaggio frant.

Fase 1: con entusiasmo il gruppo non vede l’ora di lanciarsi su piatti prelibati e scolarsi birre semifresche .

Fase 2: con entusiasmo il gruppo accoglie la notizia che è ora di ripartire.

E ripartenza significa anche baci e abbracci a Roberto e Daniela che, come da programma, fanno dietrofront per un rientro anticipato.

Sette baldi giovani sono pronti per i successivi 600 metri di dislivello. La bella sterrata sale gradatamente nelle valle aperta che ha come sfondo finale la prepotente cima del Duranno (il Cervino “de noaltri”).

Ampi tornanti portano ad un bivio decisivo: prendere una cementata e pedalabile rampa non segnata sulle mappe ma che per logica dovrebbe portare vicino al rifugio o innalzarsi di 150 metri in un vertiginoso sburtan-bike tra sassi e pendenze assassine immersi nel bosco? Chi ha il DNA MIB sa già la risposta… Visi soddisfatti avanzano verso la meta.

In una cornice magica finalmente il rifugio Maniago è conquistato!

Siamo gli unici ospiti della struttura. Tra relax, cazzeggio, doccia, cena, torta del Prof, partita di basket, crampi… consumiamo le ultime energie rimaste.

L’aria del mattino successivo è frizzante ma si prospetta un’altra splendida giornata. Come da copione modificato, il programma recita escursione a piedi verso la “spalla” del Duranno, partiamo consapevoli che non arriveremo fino a quella meta.

Ci innalziamo veloci come stambecchi, certi passaggi necessitano di particolare attenzione e prudenza, non abbiamo nessuna voglia di rovinarci il weekend. In lontananza ci sembra di udire Roberto “…’sti mone de triestini…”

Tornati al rifugio, dopo questa sgambatina di 500 m di dislivello, è tempo di montare in sella per fare ritorno a valle. Ci aspetta una divertentissima discesa lungo sentiero CAI che necessita di abilità ma lascia libera la fantasia alla ricerca della linea ideale. Diesel tira dritto, Jury salta, Icefoot ondeggia, Bussola puleggia, Prof surplassa, Aleksij ragiona, Cinci porcona… (maledetti Sram!!). Ogni tanto ci si ferma ad ammirare qualche impressionante scorcio.

Arrivati sul greto del fiume siamo tutti sodisfatti per il divertimento e per i repentini cambiamenti di scenario. Come in discesa anche per la ricerca del guado giusto ognuno adotta la sua tecnica.

Ripassare alla casera Mela è tappa obbligata, saremmo tentati dal bis di gnocchi, vista l’ora ci accontentiamo di caffè e dolcetto. La lunga discesa verso Erto scorre in un attimo, passaggio in centro paese, occasione di scambiare un saluto con il barbuto scultore/scrittore. Per asfalto si ritorna ora a Cimolais, non per concludere il giro, bensì per cambiare vallata verso Claut e la valle del Cellina. Al traguardo volante, tra ali di folla impazzita, uno sprint mozzafiato tra Diesel ed Icefoot viene deciso al fotofinish a favore del cinquantenne… Quando oramai tutto è finito, il pubblico è defluito, le premiazioni effettuate… arriva Jury!

Lungo il percorso ciclabile fino a Claut si fa sentire il caldo e affiora un po’ di stanchezza. Raggiunto l’abitato di Lesis il pedalare  diventa veramente spettacolare e suggestivo, sempre accompagnati dal “suono” del fiume e dall’azzurro invitante delle sue acque.

Ci compattiamo prima degli 11 (fonte Prof) tornanti che ci alzano repentinamente di quota.

Ci scompattiamo lungo i 111 (fonte tutti) tornanti che portano verso la meta finale, Casera Casavento.

Questo piccolo rifugio a conduzione sarda è veramente carino, incastonato in un contesto avvolgente ed accogliente. La due giorni lentamente volge al termine, nubi minacciose minacciano ma non pungono. Abbiamo ancora un appuntamento però, il dinosauro ci aspetta.

Ebbene sì, Big Ben ha detto stop, è ora di ritornare alle macchine.

Sette filanti MIB scorrono contrari lungo la valle fatta all’andata, il serbatoio di energia positiva è riempito anche stavolta!


Primo giorno

Distanza totale: 38.58 km
Altitudine massima: 1746 m
Totale salita: 3545 m
Total time: 08:16:14
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Secondo giorno

Distanza totale: 50.26 km
Altitudine massima: 1747 m
Totale salita: 2137 m
Total time: 06:26:17
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Tutte le foto di questa uscita le trovate nel nostro album su Google Foto

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