La carica dei 101

19 giugno 2016

Circa un anno fa all’interno del gruppo MIB scattò la sfida a chi avrebbe organizzato l’impresa più ardua…
“Io mi faccio caricare a molla dalla macchina di luce del Sincrotrone e sfruttando la forza centrifuga vengo spedito in cima al Cocusso senza pedalare!” disse un orgoglioso Zanger.
“Saprai che novità!” gli rispose Medioman “io lo faccio sempre senza pedalare…”
“Scommetto che nessuno ha il coraggio di venire da solo con me fino al rifugio sul Taiano mentre racconto con minimi dettagli la vacanza in Scozia che feci con mia moglie nel 1998…” sentenziò Diesel. Nessuno ebbe il coraggio…
“Io voglio dimostrare che Trieste xe per bici” propose il Prof “pedaliamo in notturna tutte le salite della città con pendenza minima del 20% e mandiamo la traccia al sindaco per futuri progetti di mobilità sostenibile”. Da quell’abbozzo nacque l’idea della ciclabile di Campi Elisi.
Patoco non volle esser da meno “Da casa fino alla cima del Nanos e ritorno!”. I MIB Highlanders aderirono con entusiasmo all’iniziativa.
Mi sembra di ricordare che anche Bussola cercò di porre a termine una simile impresa ma al momento ho solamente dei flash annebbiati e confusi…

Mi ritrovo quindi una domenica di giugno da solo a dover decidere quale spunto di quelli citati potrebbe fare al caso mio, il fatto che un anonimo sardo mi abbia dato della schiappa toglie ogni indugio su quale impresa perseguire, Nanos arrivo!

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Lo zaino è carico a dovere, cibo e ricambi, il tempo in partenza è ideale, leggermente nuvoloso, temperatura gradevole, mi mettono un po’ in ansia le previsioni proprio sul punto più alto del percorso dove sono attesi temporali verso l’ora di pranzo.
Oltre a ciò temo/spero che forse per la prima volta supererò la fatidica soglia dei 100 km.
Un cartello che non avevo mai notato all’imbocco dell’imperiale mi rasserena l’animo

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Decido che l’avvicinamento sarà parecchio asfaltifero, la prima sosta banana la effettuo presso un incrocio amico. Il Nanos con la sua fantozziana nuvoletta si staglia all’orizzonte.

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Dopo Storje prima di scendere verso la Val Rasa, constato che se Christo si è inventato delle passerelle sull’acqua per camminare sul lago d’Iseo, la Mhadonna avrebbe potuto inventare una passerella che mi porti sospeso in aria direttamente a Grize… Al momento però niente, tocca scendere e risalire.

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La strada verso Vrabce spalanca panorami inquietanti.

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Sono ancora incerto se affrontare la salita verso il temporale, decido che deciderò quando arriverò a Podnanos. Quando plano a valle dopo una discesa a capofitto constato che non vedo più le nuvole in cima, forse perchè non vedo più la cima, tanto mi basta. Sono al km 36, comincia la dura salita verso la meta.

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Le gambe reggono bene, prendo un ritmo regolare, per fortuna non c’è traffico veicolare.
Secondo lo studio della cartina questa è la deviazione che dovrò prendere al ritorno.

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Fino  a questo momento non ho incontrato neanche un ciclista, ad un tornante sento che da sotto mi stanno inseguendo uno o più cinghiali che non si sono tagliati le unghie, trattasi per fortuna del ticchettio delle racchette di uno sciatore in salita…

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L’ ascesa è costante ma dalle pendenze sopportabili, incrocio qualche bikers in discesa con il kway indossato, brutti presagi…
Dopo la galleria finalmente l’ultimo tornante asfaltato, sono quasi a quota 800 mt, in lontananza noto una sburtanbiker con coda di cavallo e casco integrale fissato sullo zaino. Riacquisto dignità di pedalata, regolarizzo battito e respiro e con sicurezza rispolvero il mio babbel-english… “Hello!… downhiller?”. Cominciamo a chiacchierare amabilmente con il piccolo particolare che io non capisco lei e lei no narazume me. Ci salutiamo augurandoci buona fortuna nel momento in cui il moroso spunta da dietro la curva a recuperar la sua bella…

Finalmente arrivo alla fine della strada asfaltata dove è posto il rifugio meta di partenza di tanti camminatori verso il Plesa. Sono quasi le 13 ed è arrivato il momento di prendere una decisione: continuare fino in cima con il rischio di trovarsi nel bel mezzo di un temporale?

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Un venticello sempre più insistente e nubi minacciose mi fanno propendere per la seconda soluzione, una radler energetica e rapido dietrofront.

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A dar conforto a questa scelta è anche il fatto che non vorrei mai, colpa il maltempo o un repentino calo di forma fisica, aver bisogno di invocare aiuto meccanizzato a qualcuno per farmi venire a prendere. Sarebbe sicuramente un disonore che farei fatica a sopportare anche perchè credo che nel mondo MIB e in genere in quello del ciclismo amatoriale internazionale sia mai successo… o no?!?

Riparto quindi con l’animo rasserenato, mi mangio in un battibaleno il dislivello così duramente conquistato, deviazione verso Lozice che raggiungo in un attimo.

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Traendo spunto dal giro degli Highlanders prendo la direzione verso Otosce, fiabesco paesino con 5 case, 1 fontana, 1 fontanella, 1 canestro regolamentare, 1 deviazione verso Otosce centro, 1 torrente come colonna sonora. La valle lunga ed isolata sotto la protezione del Nanos porta la pace dei sensi.

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Da un momento all’altro mi aspetto lo strappo impegnativo che mi riporti in quota, la stanchezza comincia un po’ a farsi sentire, a Razdrto cerco di fare harakiri strozzandomi con una mela.
Il contakm segna 57 km, prendo la statale che va verso Senozece, il vento da dietro spinge in salita e mi sento bene. Tanto che devio verso Laze per andare a prendere lo sterrato che si collega a Senozece, dopo pochi km di strada trafficata sento già il bisogno di visioni bucoliche.

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Però qualcosa non quadra, lo sterrato che ricordavo si trasforma in una stradina piena di fango, spuntoni di roccia, acqua stagnanate, cacca di mucca e recinto elettrificato! Impreco contro i continui cambiamenti fatti dagli autoctoni, impreco contro la mia allergia all’asfalto, mi accorgerò solo successivamente che semplicemente ho sbagliato strada.

Ritorno quindi sui miei passi, adesso sì asfalto, passo la deviazione per la Vremsica e mi butto in bosco senza esitazioni, finalmente un po’ di sano scassamento in discesa.
Verso Lokev mi prende voglia di CocaCola, la fermata dal benzinaio e la varia umanità che lo frequenta composta da un’anziano che conta le macchine che passano, due giovani con la Golf che sbucano dal bosco retrostante per prendersi un gelato, motociclisti che fanno il pieno di birra, italiani che fanno il pieno di benzina, mi rendono ulteriormente di buonumore e non mi fanno sentire la fatica.

Ed ora dritti verso casa, non cercando però la via più breve, ci sono i 100 km da superare.

Alla fine saranno 101…


Distanza totale: 102.76 km
Altitudine massima: 789 m
Totale salita: 3262 m
Total time: 08:28:28
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Tutte le foto di questa uscita le trovate nel nostro album su Google Foto

3 commenti su “La carica dei 101”

  1. Resoconto zeppo di allusioni squallide, false e tendenziose. Adiró le vie legali, ma probabilmente mi perderó anche là…

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